Ezio Gritti cucina per il "De Casoncello 2018" ed è subito... il cibo dell'accoglienza

Ezio Gritti cucina per il “De Casoncello 2018” ed è subito… il cibo dell’accoglienza

Nel cuore di Bergamo Bassa, la degustazione dello chef dedicata alle paste ripiene in omaggio alle città murate delle Terre di San Marco
Venerdì 11 maggio – ore 12.30 Ristorante Ezio Gritti
Piazza Vittorio Veneto, 15 – Bergamo

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Pasta di salame, carne di maiale e vitello, pancetta, burro, noci, amaretti, pere, fois gras, noci moscate, parmigiano, prezzemolo e marsala. E poi, l’inconfondibile «caramella» di pasta.

Ecco gli ingredienti che rendono unici i casoncelli dello chef Ezio Gritti, piatto simbolo della tradizione gastronomica bergamasca che il patron dell’omonimo Ristorante affacciato su piazza Vittorio Veneto a Bergamo cucinerà in occasione del lunch degustazione della manifestazione «De Casoncello», la tre giorni che ha per protagonista la famosa pasta ripiena e che quest’anno avrà come tema «Il cibo dell’accoglienza», con il coinvolgimento delle località le cui «opere di difesa veneziane (XVI-XVII sec) di terra e di mar occidentale», sono state iscritte nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

La manifestazione, in programma dall’11 al 13 maggio, sarà aperta venerdì con il convegno «Paste ripiene e cultura enogastronomica nelle Terre di San Marco», alle 10, presso la Sala Mosaico della Borsa Merci. Un appuntamento durante il quale, partendo dai casoncelli e dalla polenta bergamasca, si approfondiranno i cibi identitari dell’accoglienza degli altri cinque siti Unesco: Peschiera del Garda (Veneto), Palmanova (Friuli Venezia Giulia), Zadar (Croazia), Forte di San Nicola (Croazia) e Kotor (Montenegro).

Lo chef Ezio Gritti parteciperà al convegno raccontando come, alle sue radicate radici bergamasche, abbia unito un tocco di «internazionalità agrodolce» a seguito dell’esperienza maturata negli anni balinesi visto che nella splendida isola indonesiana in passato aveva aperto un ristorante. Aspetto, questo, che lo rende abilissimo nel comprendere – e nell’eseguire – le ricette della cucina veneta, protagoniste della manifestazione.

I casoncelli di Ezio GrittiDalle parole, infatti, passerà ai fatti. Gritti, il cuoco che non ama farsi chiamare chef, piuttosto “scieff”, ovvero semplice, concreto, impegnato, elegante, fantasioso, accoglierà i partecipanti al convegno nell’ambiente di elegante semplicità del suo Ristorante e qui preparerà una degustazione di piatti creati con prodotti di terra e mare dei territori coinvolti dalla manifestazione, testimoniando come tuttora nelle cucine tradizionali delle sei località sito Unesco sia riconoscibile l’influenza della cultura enogastronomica veneziana.

In particolare, saranno servizi: i casoncelli, gli scarpinocc, i cjarsons, la polenta con il baccalà, il risotto al nero di seppia, salumi e formaggi tipici bergamaschi e, per concludere, offelle, zaletti e galle preparate dai panettieri Aspan.

Tutti piatti espressioni di una forte tipicità gastronomia locale e ricordo di un’identità storica comune. I casoncelli sono considerati il piatto più antico identitario della provincia di Bergamo, dal 1386 sono simbolo dell’accoglienza poiché, secondo quanto rilevato dai documenti di quell’anno, i soldati di Gian Galeazzo Visconti, Signore di Milano e conquistatore della città di Bergamo, giunti nei pressi dell’attuale Porta San Giacomo vennero accolti da più di duemila persone, uomini e donne danzante e trepidanti, che offrirono a tutti casoncelli.

Una grande festa per accogliere i nuovi governatori con il cibo che parlava del territorio. E come riporta anche Carlo Goldoni nel Settecento, lo stesso spirito di gioia legato al cibo si palesò dentro e fuori le cinquecentesche Mura Venete anche in occasione della teatrale e carnascialesca festa di Cibele, la Dea che dà vita alla Natura e agli uomini.

Ma anche gli scarpinocc, simili ai casoncelli ma con un ripieno privo di carne, hanno un’origine antica: il nome singolare deriva infatti dalla somiglianza con le calzature tradizionalmente indossate nei tempi antichi dagli abitanti del paese di Parre, paese della bergamasca. I cjarsons, invece, sono espressione della cucina povera friulana, un piatto che solitamente si preparava per la festa del ritorno degli emigranti.

La “pasta ripiena dell’accoglienza e della gioia” racchiude il territorio con le sue erbe menta e melissa, ma presenta anche ingredienti quali le spezie portate dai commerci veneziani. Cucinati in acqua salata e si condiscono con burro fuso e ricotta affumicata.

La degustazione andrà così a valorizzare ulteriormente la tre giorni che proseguirà con tanti eventi e iniziative dedicate al cibo che, mai come in questa occasione, sarà davvero espressione di accoglienza, racconto del territorio, forma d’arte, di tradizione e di conoscenza. Si ricorda, infine, che durante tutta la settimana i ristoratori bergamaschi aderenti all’iniziativa proporranno i loro casoncelli nel menù.

E’ possibile consultare il programma completo sui siti: www.bg.camcom.gov.it; www.visitbergamo.net; www.decibo.org.

9 maggio 2018

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