FAZI 2016 intervista Angelo Rossi, fondatore di CIAL e Teseo - è puntare su DOP, Mozzarella e Formaggi freschi per la ripresa del prezzo attendere almeno luglio

FAZI 2016 intervista Angelo Rossi, fondatore di CIAL e Teseo – è puntare su DOP, Mozzarella e Formaggi freschi per la ripresa del prezzo attendere almeno luglio

«Il sistema lattiero caseario italiano è chiamato a investire in ricerca e sviluppo e a diversificare le produzioni, per conquistare nuovi mercati, grazie alla forza del proprio Made in Italy, valore riconosciuto in tutto il mondo».

A dirlo è Angelo Rossi, manager di lungo corso e fondatore del sito Clal.it, portale mondiale dedicato ai mercati lattiero caseari, punto di riferimento in oltre 200 paesi. Non c’è dinamica, tendenza, oscillazione che sfugga ad Angelo Rossi e alla sua squadra.

FAZI 2016In un frangente di forte sofferenza per il settore a livello internazionale, la Fiera Agricola Zootecnica Italiana, in programma a Montichiari (Brescia) fino a domani, lo ha intervistato.

Angelo Rossi, come può un paese come l’Italia, che trasforma circa la metà del proprio latte in formaggi Dop, diversificare le produzioni?

«Non dobbiamo disperdere il nostro patrimonio lattiero in mille rivoli. Le Dop sono chiamate a organizzare le proprie produzioni, programmare i volumi e affrontare, il più possibile congiuntamente, i mercati internazionali. Esattamente come fanno i francesi non solo nel settore lattiero caseario, ma anche in quello del vino, ad esempio.

Quanto al latte destinato ai formaggi non a marchio Dop, è necessario fare un salto di qualità, ma allo stesso tempo un passo in avanti sul piano culturale. Possiamo contare sulla grande forza del Made in Italy, dobbiamo lasciarci alle spalle i complessi di inferiorità. Diversificare significa innanzitutto studiare i mercati mondiali, perché hanno già le risposte utili per le nostre imprese».

In che senso?

«Il mondo sta consumando a qualsiasi latitudine e longitudine la mozzarella. È un prodotto italiano, non dimentichiamolo. Puntiamo dunque a esportare la mozzarella italiana nel mondo. Su questo tema dedicheremo un approfondimento al prossimo Dairy Forum di Clal, in programma a Bardolino il 11 e 12 ottobre prossimi. Dobbiamo inoltre puntare, con il latte non utilizzato per le Dop, sui formaggi freschi, ma è necessario coinvolgere, con spirito costruttivo, le Imprese, le Università, i Centri di ricerca, i giovani, perché lo sviluppo non nasce senza la cultura. Non siamo più nella fase pionieristica dei mercati, bisogna prima studiare, tenendo ben presente il concetto che le potenzialità per il Made in Italy sono davvero enormi e lo dimostrano i valori dell’Italian sounding».

Come mai i futures sul latte non decollano in Italia?

«Credo che sia essenzialmente un problema di cultura. Non si conoscono, per cui si diffida e si preferisce non prenderli in esame. Ritengo invece che per una parte del latte possano contribuire a stabilizzare un po’ il mercato e a ridurre la volatilità. Lo stesso discorso vale per le assicurazioni sul prezzo del latte: negli Stati Uniti sono uno strumento applicato dalla maggior parte degli allevatori, credo che l’Unione europea dovrebbe studiare la possibilità di introdurli anche da noi, magari adattandoli alle esigenze dei produttori comunitari».

Nei giorni scorsi è apparsa la notizia di un’emissione di mini-bond per un caseificio del Parmigiano-Reggiano. Qual è la sua opinione?

«Non conosco l’operazione nel dettaglio, per cui mi riservo un approfondimento. I mini-bond, però, sono una delle opportunità alle quali le aziende possono ricorrere per finanziare gli investimenti. Mi pare sia il primo caso in Italia sulle grandi Dop, con scadenza a gennaio 2022, vedremo come evolverà».

Nei mesi scorsi Clal ha lanciato, sempre sul web, il servizio Teseo, verso una Agricoltura Sostenibile. Quali sono gli obiettivi?

«Creare un servizio di informazione per i produttori latte e offrire, in particolare, gli strumenti per gestire da protagonisti la svolta culturale verso modelli produttivi sostenibili. Fra i servizi utili agli allevatori per pianificare la propria attività aziendale abbiamo contemplato il trade di bovini vivi a livello mondiale, le quotazioni settimanali degli alimenti zootecnici sia in Italia che all’estero, strumenti di analisi delle risorse idriche ed energetiche, perché la sfida è quella di poter contare in futuro su allevamenti sempre più sostenibili. La chiave, però, è quella che indicavo all’inizio: fare cultura».

Una collaborazione fra cooperativa e industria di trasformazione è possibile? E a quali condizioni?

«È auspicabile, perché se vogliamo competere sui mercati mondiali anche le strutture più importanti devono pensare ad aggregarsi, magari anche con partnership internazionali. Bisogna guardare avanti e avere il coraggio, magari, di adottare strategie rivoluzionarie. Abbiamo la forza del Made in Italy, se l’obiettivo è migliorare la remunerazione dei prodotti italiani, credo che le imprese di trasformazione dovranno anche prendere in esame l’ipotesi di unirsi per affrontare i mercati esteri. Vi sono casi di imprenditori che hanno privilegiato la fiducia nei propri prodotti e hanno rinunciato alla maggioranza nella governance, pur di vedere affermato il proprio marchio nel mondo. Ma per fare questo servono interlocutori seri e onesti».

Come si può favorire l’aggregazione nel settore lattiero caseario?

«Serve stima reciproca, innanzitutto. E poi una volontà di collaborare e migliorare insieme. Altrimenti non si parla di aggregazione, ma di incorporazione, ed è differente».

In Francia recentemente è finito sotto accusa il «cracking» del latte. Di che cosa parliamo e qual è il suo giudizio?

«Il cracking è un fenomeno mutuato dalle raffinerie petrolifere, cioè la possibilità di ottenere prodotti diversi da un prodotto di partenza. Quando parliamo di latte, con l’essiccazione e la polverizzazione si possono ottenere diverse componenti. Sono i cosiddetti «ingredients», che permettono di moltiplicare gli sbocchi e di valorizzare le proprietà nutritive del lattosio, delle proteine in farmacologia, nella chimica o nell’agroalimentare. Consentono di avere ricavi interessanti, ma sono necessari prima investimenti consistenti e credo che solo le grandi imprese o i consorzi di dimensioni importanti possano percorrere questa strada».

Quando ci sarà una ripresa dei prezzi del latte?

«Le variabili sono molte ma credo che per intravedere un po’ di luce in fondo al tunnel, ovvero una leggera ripresa dei prezzi delle commodity, si debba attendere almeno i mesi di luglio – agosto».

Montichiari, 20 febbraio 2016

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