Paolo De Castro: le nuove tecniche più accessibili e più rispettose della biodviersità
Presentato a Roma il manifesto “Prima i geni: liberiamo il futuro dell’agricoltura”, un appello e 12 tesi per un’agricoltura equa e accessibile a tutti. Riccardo Illy: opportunità per ridurre impatto ambientale anche nella viticoltura italiana
L’agricoltura italiana ha l’opportunità di riscattarsi dalla crisi dell’ultimo decennio grazie ai nuovi metodi di miglioramento genetico a patto che l‘Europa non introduca una regolamentazione come quella degli OGM. Questa la sintesi dell’appello “Prima i geni: liberiamo il futuro dell’agricoltura” , promosso da SIGA (Società Italiana di Genetica Agraria) con il patrocinio di FISV (Federazione italiana scienze della vita) e del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e presentato oggi a Roma in un evento che ha riunito istituzioni, comunità scientifica e attori della filiera agroalimentare attorno al tema della sostenibilità e dell’innovazione.
Il manifesto: Dodici tesi per scongiurare che l’Unione Europea consideri i nuovi metodi di miglioramento genetico alla stregua degli OGM. “Se le varietà prodotte con il genome editing saranno considerate ‘OGM’ – si legge nell’appello – tempi e costi di autorizzazione saranno tali che ne verranno di fatto impedite in Europa lo sviluppo e la coltivazione. La nostra agricoltura resterà sempre meno innovativa e diventerà marginale anche per la mancanza di risposte ai problemi specifici delle nostre colture”. Al contrario, se le piante ottenute con le tecniche innovative di miglioramento genetico non saranno considerate OGM, “avremo mantenuto la tecnologia accessibile a tutti, quindi anche alla ricerca pubblica, alle piccole e medie imprese, alle startup. È questo – prosegue il documento – il modo migliore per garantire equità, sana competizione, controllo diffuso della tecnologia”. Il genome editing o editing genomico è un metodo che permette di selezionare caratteristiche migliorative delle piante senza introdurre tratti estranei alla pianta stessa, come avviene per gli OGM. Tra questi metodi, il più noto è CRISPR, che potrà tra l’altro rivelarsi utile a sviluppare piante più resistenti alle malattie o alla siccità.
Le adesioni: Oltre ai patrocini di FISV e del CREA, insieme a SIGA hanno già sottoscritto il manifesto il FISV, il CREA, la Società Italiana di Biologia Vegetale e l’Istituto di Genomica Applicata. Assosementi, l’associazione che riunisce le imprese sementiere in Italia, ha inoltre aderito al manifesto. “Le opportunità offerte oggi dalla ricerca vegetale sono straordinarie, ha dichiarato il Prof. Michele Morgante, Presidente di SIGA. Il genome editing sembra tagliato su misura per l’agricoltura italiana. La selezione delle piante con questa nuova metodologia non intacca né la qualità né la tipicità dei nostri prodotti, perché al di là del carattere desiderato non tocca null’altro del genoma della pianta”. “Non possiamo perdere questa occasione, prosegue Morgante. Garantire l’accessibilità alle nuove metodologie di genome editing sarà il primo passo per trovare insieme la strada per un’innovazione a misura della nostra agricoltura. Sul fronte della ricerca il rischio è di essere condannati a regalare alla concorrenza le conoscenze acquisite dai nostri ricercatori in anni di lavoro”.
Gli interventi: In apertura dei lavori, Riccardo Illy, Presidente del Gruppo Illy ha dichiarato: “In un mondo dal territorio obbligatoriamente limitato ma dalla popolazione in costante aumento l’impatto delle produzioni agricole sull’ambiente è sempre più significativo e meno sostenibile. Serve un cambiamento netto di visuale e di prospettiva che consenta alle più recenti e innovative biotecnologie, come la cisgenica, di rappresentare la strada maestra per un necessario rinnovamento sostenibile in agricoltura. Anche il legislatore europeo deve agevolare e promuovere la diffusione di metodi rivoluzionari quali il genome editing, più accessibili economicamente alla numerosa e variegata platea di agricoltori italiani rispetto alle precedenti modalità di intervento proposte. Tecnologia che permette ai prodotti agricoli di usufruire di un miglioramento genetico – grazie all’uso di geni contenuti nella stessa specie di piante – utile a resistere ai patogeni, riducendo quindi l’uso di pesticidi e assicurando un effetto benefico anche per l’ambiente, soprattutto nel caso tipicamente italiano di produzioni a grande impatto ambientale come la viticoltura”.
Nel suo intervento Paolo De Castro, Vicepresidente Commissione agricoltura del Parlamento europeo ha sottolineato: “L’agricoltura italiana, europea e mondiale si trova oggi a dover affrontare sfide enormi: deve infatti essere in grado di produrre cibo sufficiente, sano e nutriente per una popolazione in forte espansione, e con livelli di ricchezza sempre maggiori. L’unica risposta sostenibile a queste molteplici richieste passa tramite l’innovazione: innovazione che non può prescindere da tecniche di miglioramento genetico di ultima generazione che, rispetto agli OGM tradizionali, sono più accessibili oltre che più rispettose dell’ambiente e della biodiversità. Piante non OGM quindi, in grado di consumare meno acqua, di resistere agli stress climatici, immuni a malattie, e che rappresenteranno i principali vettori verso un’intensificazione sempre più sostenibile”.
Il panel dei relatori: Gli interventi di apertura, introdotti da Michele Morgante, Presidente di SIGA (Società italiana di genetica agraria) hanno visto i contributi di Riccardo Illy, Presidente Gruppo Illy, Paolo De Castro, Vicepresidente Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Bartolomeo Amidei, Membro Commissione agricoltura del Senato. Alla tavola rotonda moderata dal giornalista scientifico Giovanni Carrada dal titolo “Innovazione per un’agricoltura sostenibile quali opportunità per l’Italia?”, hanno preso parte Giuseppe Carli, Presidente Assosementi, Marco Cappato, Associazione Luca Coscioni, Stefano Masini, Capo area Ambiente e territorio Coldiretti, Giuseppe Cornacchia, Responsabile dipartimento sviluppo agroalimentare e territorio Cia Agricoltori italiani, e Deborah Piovan, Vicepresidente Confagricoltura Rovigo. L’intervento conclusivo è stato svolto da Giuseppe Castiglione, Sottosegretario di Stato delle politiche agricole alimentari e forestali.
Roma, 22 giugno 2017
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