Demeter Italia a Sana 2023 - "Più bio per tutti: ce lo chiede l'Europa. Siamo pronti?"

Demeter Italia a Sana 2023 – “Più bio per tutti: ce lo chiede l’Europa. Siamo pronti?”

Demeter Italia accende i riflettori sul tema dell’agroalimentare biologico con importanti esponenti del settore produttivo, dell’ambiente e della nutrizione
Secondo me qua va un concetto chiave che sia venuto fuori oggi

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Si è tenuto Venerdì 8 settembre a Sana, Salone internazionale del biologico e del naturale, il convegno voluto da Demeter Italia per sottolineare come, per la costruzione e il consolidamento di sistemi alimentari sostenibili, sia necessaria una rete di alleanze sempre più estesa che condivida i medesimi obiettivi. La tavola rotonda “Più Bio per tutti, ce lo chiede l’Europa. Siamo pronti?”, moderata dalla giornalista Cinzia Scaffidi, si è avvalsa delle riflessioni di rappresentanti del settore scientifico, produttivo e delle organizzazioni della società civile e ha visto la partecipazione di: QUI LI METTEREI IN ORDINE COME HANNO POI PARLATO Renata Alleva componente della giunta esecutiva e del comitato scientifico ISDE, Enrico Amico, presidente Demeter Italia, Giuseppe De Noia, presidente nazionale Anabio CIA, Damiano Di Simine, responsabile politiche del suolo Legambiente, Franco Ferroni, ufficio sostenibilità WWF e coordinatore della coalizione Cambiamo Agricoltura, Maria Letizia Gardoni, presidente Coldiretti BIO e Biodistretto delle Marche , Mariagrazia Mammuccini, presidente Federbio, Francesco Torriani, coordinatore del settore biologico dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari Italiane, Federico Varazi, vicepresidente Slow Food Italia.

È stata questa l’occasione per ragionare sugli obiettivi del Green new deal, che ha ufficialmente avviato un percorso ben definito orientato a trasformare l’UE nel primo continente ad impatto climatico zero entro il 2050, ed in particolare delle strategie che riguardano più da vicino il mondo dell’agricoltura, prime fra tutte la “Farm to Fork: dal produttore al consumatore” e quella inerente alla biodiversità, e per fare inoltre chiarezza sulla situazione italiana sia dal punto di vista produttivo sia da quello normativo sia per quel che riguarda la consapevolezza dei cittadini riguardo un tema così importante per il futuro del nostro paese. Gli obiettivi della Farm to Fork da raggiungere entro il 2030 sono:riduzione del 50% dei pesticidi e della perdita dei nutrienti50% dei macromicrobici; 25% di suolo agricolo dedicato al biologico; 25% di media. Italia intorno al 18% ci si aspetta di più.

Secondo Francesco Torriani, coordinatore del settore biologico dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari Italiane, l’attenzione c’è nel nostro Paese ma occorre fare sistema Monitorare tutti i complementi regionali dello sviluppo rurale perché li ci sono i bandi. Le regioni hanno un ruolo chiave. Non limitarsi a sostenere i contributi a superficie. Sfide se ci innoviamo con filiere professionali e creare meccanismo virtuoso e politiche dei distretti. Se come sistema agricolo italiano vogliamo raggiungere determinati obiettivi, occorre mettere in discussione il sistema produttivo italiano dal punto di vista organizzativo e produttivo. Per un sistema “smart” bisogna cambiare le politiche agricole. Non l’azienda singola può beneficiare delle politiche ma l’azienda agricola in un sistema integrato. Biologico, sostenibile, smart e professionale. Ma come mai stiamo facendo tutta questa fatica a livello ambientale? Damiano Di Simine, responsabile politiche del suolo Legambiente, ha spiegato che “Safety, Security e Sostenibility significa non lasciare indietro nessuno. In questo momento finalmente a livello europeo è arrivata la proposta della Commissione Europea per quanto riguarda il suolo. Soil Monitoring Law – target e misure prescrittive + piattaforma europea per la salute del suolo. Sviluppare una piattaforma di conoscenze per il suolo. Nonostante ciò, gli agricoltori che dovrebbero essere i portabandiere sono arrocati su posizioni di difesa perché hanno paura di perdere delle superfici in un momento in cui siamo in emergenza per la sicurezza alimentare. Satefy and security alimentare viaggiano invece assieme. In questo momento paradosso su cui invece bisogna lavorare. Portare gli agricoltori dalla parte delle corporation europee e intraprendere un verso un nuovo paradigma agricolo in grado di sovvertire l’agricoltura convenzionale di ultimi 70 anni.

Maria Letizia Gardoni, presidente Coldiretti BIO e Biodistretto delle Marche. Stato dell’arte biologico. Osservatorio in linea con i dati presentati ieri a livello inaugurale. Percezione del settore biologico e biodinamico che non si è esaurito ma continua ad attrarre molto nuove aziende, anche imprese condotte da donne e giovani. Criticità rendere il contesto produttivo quanto più proficuo possibile – prezzi, consumi, ricerca e formazione. Fare i conti con la sensibilità economica delle imprese che vogliono affiliarsi al bio. Fiduciosi che le nuove generazioni abbiano una sensibilità diversa verso il bio iniezione culturale e di divulgazione. Con Coldiretti BIO abbiamo voluto concentrare queste aziende pr un tessuto produttivo che possa essere più incentivato e agevolato nel percorso di formazione. Salute dei suoli – dibattuto all’ordine del giorno – agricoltori devono essere in grado di tutelare il suolo per garantire produttività e biodiversità. Come agricoltori abbiamo la responsabilità di guidare un pezzo di “rivoluzione verde” e secondo me sta già dando risposte nuove – aiutare anche gli agricoltori a fare questo salto produttivo e di qualità. Imprese hanno bisogno di un’assistenza tecnica, persone preparate, ricerca pubblica, soluzioni alternative e filiere strutturate che oggi mancano nel biologico e biodinamico. Investire affinchè sempre più aziende possano investire nel biologico e biodinamico.

Battuta finale: ancora prima di Coldiretti Bio, Coldiretti rappresentava il 30% delle aziende bio. Innovazione di prodotto e di processo, es. agricoltura di precisione. Per gran parte dei produttori il Green Deal è già condiviso e il bio in tante regioni d’Italia ha una storia molto antica. Impegno delle associazioni di categoria può essere importante per creare infrastrutture per poter sostenere un percorso. Forbice dei prezzi troppo assottigliata.

Renata Alleva, componente della giunta esecutiva e del comitato scientifico ISDE e nutrizionista di mestiere. ISDE = associazione medici per l’ambiente. Il suolo è una parte di ambiente ed è ciò dove ci muoviamo, anche dalla pancia della mamma. L’esposizione a fattori ambientali viene costantemente studiata, nonostante studi lunghi e indaginosi. Modelli sempre più compilcati perché è difficile trovare una persona che non sia sottoposta a contaminanti e pesticidi. Es. report acque (fluviali). Esposizione a cui non diamo un gran peso se stiamo bene. Ciò che è molto pericoloso è l’età di insurgenza di tumori – report Asset Onchology. A livello globale c’è un’anticipazione di età. Il cancro di genetico ha poco ma è legato alle nostre esposizioni. Es. meleti. Patologie che derivano, non solo chi consuma cibo ma anche chi produce alimenti. Metalli pesanti, pesticidi, organofosfati possono modificare l’organismo del feto che si sta formando – aumento del rischio e non del rischio certo che porta a varie patologie. Proptiridos??? Alimentazione sana. Trovare una base comune – un tipo di cibo che non si porti conseguenze per la salute. Sta venendo fuori che le politiche agricole non bastano e biosgnerebbe passare alle politiche alimentari e soprattutto culturali. Es. nelle scuole. Battuta finale: i bambini sono molto educabili. Riportare il discorso sul cibo e la salute. Microbiota. Prevenzione: stressare questo aspetto. Non solo screening clinico ma ridurre i contaminanti. Maggiore cultura, prevenzione e salute.

Franco Ferroni, ufficio sostenibilità WWF e coordinatore della coalizione Cambiamo Agricoltura. Quali sono i soggetti che stanno facendo attività e com’è cambiato l’ambientalismo verso l’agricoltura? Ultimo dibattito sulla riforma della PAC. Coalizione Italiana Agricoltura – alleanza tra associazioni ambientaliste, bio e dei consumatori. Riforma della PAC ma ora qualcosa di più. Coalizione: difesa e sostegno delle strategie del green deal. Più di 90 associazioni nazionali. Risposta a cosa serve per poter vincere le sfide del green deal. Abbiamo bisogno di una grande alleanza tra mondo agricolo, consumatori e associazioni ambientaliste. Riforma della PAC non è all’altezza dei problemi globali es perdita della biodiversità. Mi rivolgo alle associazioni agricole che decidano di investire sul biologico e biodinamico. Piano strategico nazionale anticipa al 2027 il 25% delle superfici bio. Il mondo del biologico deve dimostrare di saper accogliere questa opportunità e investire al meglio i soldi. Obiettivi del Green Deal devono essere perseguiti con un approccio sistemico – non a compartimenti stagno. Non solo raggiungimento del suolo bio ma ridurre pesticidi, fertilizzanti tutti assieme. Farm to Fork e Biodiversità, le due strategie più importanti, l’UE li ha presentati assieme. Affrontare il tema della transizione ecologica in tutta la sua complessità in modo sistemico. L’agricoltura biologica risulta più residenti ai cambiamenti climatici rispetto al convenzionale. Non si può attribuire tutta la responsabilità ai consumatori. Ridurre IVA al 4% delle aziende bio; introdurre bonus per alimenti biologici per donne incinta e bambine; credito d’imposta per togliere costo della certificazione biologica dalle spalle dei consumatori.

Battuta finale: speriamo nel 2024 di non celebrare il funerale del Green deal. L’approccio olistico deve andare dal campo alla tavola. Politiche agricole devono andare di pari passo con l’ambiente e l’alimentazione.

Federico Varazi, vicepresidente Slow Food Italia. Responsabilità dei consumatori. Aspetti di positività del biologico – osservatorio SANA. Non diamo responsabilità diretta ai consumatori ma facciamo “mea culpa”. Se c’è un motivo per cui i consumatori ritengono meno affidabile il biologico e il tema della sostenibilità passa in secondo piano è una responsabilità di tutti. Migliorare prestazione dei consumi – dare ai consumatori tutti gli elementi per fare la scelta migliore. Così i consumatori potranno spendere di più facendo guadagnare i consumatori al meglio. Pagare un prodotto di più sapendo che dietro c’è un valore – ambientale e sociale che spesso purtroppo viene dimenticato. La politica non è attenta. Servono scelte importanti: agroecologia e zootecnica – siamo molto indietro su questi fronti.

Battuta finale: Bio. Opportunità per tutti per garantire cibo sano senza logiche dell’agricoltura convenzionale. Proporre modello alternativo attraverso il biologico. Cinzia: l’UE a livello mondiale è l’unico organismo che si sta preoccupando di queste tematiche perché non lo fa nessun altro. È un momento importante. Spendere di più? Quanto poco costano gli altri prodotti? Che poi vengono ripagati in oncologia ecc.

Enrico Amico, presidente Demeter Italia. Aziende che fatturano il 70% all’estero. Tema della transizione biologica non è fine a sé stesso ma è un approccio olistico. Non può esistere un’azienda di successo se non si tiene conto della visione olistica. L’agricoltura biodinamica è un precursore di questo nel mondo biologico e convenzionale. L’agricoltura biodinamica può essere un modello dove sono state sperimentate queste cose. Agricoltori biodinamici – altro tema attuale – zootecnica. Gli animali sembrano gli inquinatori del mondo (allevamenti intensivi) invece rappresentano un punto di partenza per l’agricoltura biodinamica. Dobbiamo mettere in equilibrio tutti questi punti e come biodinamici ci offriamo come modello per gli agricoltori. Laddove l’azienda agricola, con un marchio conosciuto come Demeter, riesce a trasmettere valore ai consumatori, si crea un rapporto di estrema fiducia. Il consumatore è disposto a sostenere quel costo in più – serve per sostenere la gestione biodinamica delle aziende. La biodinamica è un modello a disposizione per chi vuole affacciarsi a questa transizione. C’è chi lo fa già da decenni e ne vede dei benefici.

Battuta finale: questa corsa al 25% delle superfici dei vari regolamenti europei non deve essere solo una corsa che crea squilibri. Abbiamo bisogno di strumenti come ricerca e formazione che rendano strutturabile nel tempo al di là del finanziamento UE che rendano sostenibili questa transizione.

Cinzia. Cosa ci sta chiedendo l’Europa?

Mariagrazia Mammuccini, presidente Federbio. Obiettivi della farm to fork. Riduzione dei pesticidi del 50% e anche del 50% degli antibiotici. Riduzione degli allevamenti intensivi purchè venga rimesso in piedi il legame tra l’animale e la terra. Legislazione sul benessere animale. L’impegno del biologico è notevole. Il mondo del biologico ha lavorato molto al suo interno ma in una modalità “chiusa”. La farm di fork impone un modo di lavoro congiunto. Il patrimonio del bio deve essere messo a disposizione di tutti per sostenere il cambiamento. Rafforzare il mondo del biologico e dei cittadini. Assemblea dei produttori per mettere al centro della discussione i produttori agricoli, che giocano un ruolo chiave. I prezzi sono troppo simili tra bio e convenzionale. Dai principi bisogna declinare delle proposte teniche concrete. 1. Prezzo = Made in Italy bio basate sul giusto prezzo. Accorciare la filiera anche dal punto di vista degli intermediari (distributori e trasformatori). 2. Certificazione = produttori sono più appesantiti (chi ha un apparato distributivo più largo rispetta meglio il peso). 3. Mezzi tecnici = normative a livello europeo per registrare un principio attivo di origine naturali sono le stesse rispetto a quelli chimici. Questione del brevetto sulle sostanze naturali = stesso iter della formula sintetica. 4. Zootecnica biologica e biodinamica = rimettere al centro i produttori. Non dobbiamo convincere chi è già convinto ma aiutare la transizione all’agricoltura. Battuta finale: biologico non si fa uso di alcuna modificazione genetica. NGT. Tracciabilità e trasparenza del consumatore.

Demeter Italia: Demeter Italia è un’associazione di produttori, trasformatori e distributori di prodotti agricoli e alimentari biodinamici affiliata alla Biodynamic Federation Demeter International (BFDI). Con sede a Parma, Demeter Italia svolge un’attenta azione di controllo sulla produzione, la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti, seguendo ogni fase della filiera fino al rilascio della certificazione e all’etichettatura. L’Associazione comprende oltre 700 aziende, diffuse su tutto il territorio nazionale e appartenenti a diversi settori merceologici: vino, olio, frutta, verdure, spezie, erbe aromatiche, carne, prodotti caseari e cosmetici. 

Parma, 5 settembre 2023

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