Dolcitalia: Prezzo calmierato per le mascherine. E' tutto positivo?

Dolcitalia: Prezzo calmierato per le mascherine. E’ tutto positivo?

Nella conferenza stampa serale del 26 aprile il premier Conte annuncia il prezzo massimo di vendita al pubblico per le mascherine “chirurgiche” di 0,5 €. Una buona notizia per tutti noi italiani?

Dolcitalia

Dal sito : “Le mascherine chirurgiche hanno lo scopo di evitare che chi le indossa contamini l’ambiente, in quanto limitano la trasmissione di agenti infettivi e ricadono nell’ambito dei dispositivi medici di cui al D.Lgs. 24 febbraio 1997, n.46 e s.m.i.. Sono utilizzate in ambiente ospedaliero e in luoghi ove si presti assistenza a pazienti (ad esempio case della salute, ambulatori, ecc).” Quindi sembra, in prima istanza, che questo tipo di mascherine non sia destinato all’ambito sanitario ma diventi dispositivo di protezione individuale mettendo, di fatto, fuori gioco le mascherine sino ad ora prodotte o importate, conformemente comma 2 dell’art. 16 del D.L. n° 18 del 17/03/2020.

Contemporaneamente, l’ultimo DPCM all’art. 3 comma 3 recita: “possono essere utilizzate mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”.

Quindi, da un lato viene fissato il prezzo massimo di vendita per le mascherine “chirurgiche” a 0,5 €, dall’altro si concede la possibilità di utilizzarne di tipi diversi (migliori o peggiori) senza prezzo calmierato e senza definirne con esattezza le caratteristiche. Dove troveremo le mascherine che serviranno a proteggerci al prezzo imposto dal Governo? Chi le produrrà, chi potrà venderle e dove le potremo acquistare? Oggi l’offerta di mascherine è di ogni tipo, forma, composizione e provenienza; la loro pubblicità riempie quotidianamente la casella e-mail. Il Sistema produttivo del Paese è paralizzato, il canale Ho.Re.Ca., quello dei bar, dei ristoranti, dei chioschi, dei rifugi, degli hotel, dei B&B è al collasso…

Promosso da Confindustria Moda e CNA Federmoda e capitanato da PricewaterhouseCoopers è stato realizzato un progetto di produzione di mascherine attraverso la riconversione industriale di circa 400 aziende italiane della moda (Armani, Canali, Corneliani,…). Questo progetto ha coinvolto Dolcitalia, leader nella distribuzione Ho.Re.Ca., utilizzando asset esistenti per dare impulso alla ripartenza dei due settori e offrire un servizio tempestivo ai cittadini.

Coerenti ai nostri principi, sposiamo la causa della riconversione industriale nazionale per commercializzare un prodotto utile e dall’alto contenuto etico. Dopo giorni di messa a punto del progetto, concordiamo un prezzo di cessione dall’industria per raggiungere gli oltre 300.000 punti vendita del canale tradizionale (BAR, tabaccherie, ristoranti, stabilimenti balneari …), considerando che il costo orario medio al minuto per un operaio italiano è di circa 0,3 € e che per confezionare una mascherina di minuti ne occorrono almeno 2; perché, a nostro modo di vedere, un prodotto tanto importante per la salute deve necessariamente essere accessibile a tutti, ovunque. Abbiamo messo a punto un’offerta per l’Ho.Re.Ca. mirata e accessibile per quantitativi e impegno economico con il duplice scopo di massimizzare la distribuzione capillare del prodotto e dare un po’ di ossigeno ad un canale che (con i suoi 330.000 operatori vale oltre 84 miliardi di Euro) è a rischio estinzione per il protrarsi dell’inevitabile lockdown.

Che la mascherina debba costare poco è eticamente corretto: data la sua importanza e le previsioni di utilizzo è fondamentale che non costituisca un insostenibile aggravio di costi per le famiglie. Come faranno gli operatori a renderle disponibili su tutti i punti vendita da subito se il loro prezzo d’acquisto è ben superiore al prezzo di cessione al pubblico imposto per le “mascherine chirurgiche”? Soprattutto in un canale che prevede due passaggi (grossista e negoziante) e che è stato dilaniato dalla chiusura degli ultimi mesi? Quali mascherine verranno allora vendute, a quali prezzi, con quale provenienza? E in che tempi? Non vi è dubbio che in una fase successiva, una massiccia industrializzazione dei processi abbasserà notevolmente i costi, così come l’ottimizzazione nell’acquisto delle materie prime e dei semilavorati idonei. Ma nell’immediato, ma adesso dove troviamo le mascherine a mezzo Euro?

Si legge poi che lo Stato ha acquistato macchinari per la produzione di mascherine, che li impianterà in strutture industriali pubbliche, per produrre 25 milioni di pezzi al giorno. Ma come è possibile che un’operazione industriale di questa portata abbia costi industriali inferiori a quelli delle aziende tessili esistenti?

Considerando che la stima è di circa 1 miliardo e 200 milioni di mascherine al mese è immediatamente chiara la portata del business. Allora perché non investire nelle aziende di produzione esistenti, dopo averle coinvolte in un costoso progetto di riconversione, per abbassare i prezzi di cessione e dare ossigeno ai canali distributivi piuttosto che accaparrarsi un business miliardario cancellando la concorrenza? Purtroppo, temo che invece andrà proprio così, ma con il solito sapore di beffa nostrana. Perché lo Stato sarà costretto ad appoggiarsi a qualche grande industria per la produzione dei tanto citati presidi di protezione solo che, invece di coinvolgere la filiera di produttori e distributori in modo proporzionale per stimolare la tanto sperata ripresa, dopo aver investito per l’acquisto di macchinari con soldi pubblici, qualcuno vincerà l’appalto per la produzione corredato di finanziamenti adeguati a portare il “costo di produzione” in linea con il prezzo di vendita.

Come sottolineato dal Premier Conte “non è il momento di fare speculazioni”. In tutti i sensi, sia chiaro. L’idea che qualsiasi progetto, anche quelli ben costruiti e con i migliori presupposti, possano essere cancellati dalla poca lungimiranza di chi prende le decisioni importanti, soprattutto adesso, soprattutto in un periodo di estrema incertezza e preoccupazione, spegne qualsiasi barlume di speranza e di considerazione nei confronti delle istituzioni da parte del tessuto imprenditoriale che da sempre costituisce la spina dorsale del nostro Paese.

Milano, 27 aprile 2020

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